Monetiere di Firenze - Museo Archeologico Nazionale
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Collezione della Contessina Nugent


194 immagini

Riepilogo
n. monete 193:
6 5 lire (Torino)
6 denari (Susa)
5 5 centesimi (Roma)
4 2 lire (Roma)
4 20 lire (Torino)
4 5 lire (Roma)
4 50 centesimi (Roma)
4 forti (Chambery:Pierre Chatel:Pont D'Ain)
3 1 centesimo (Roma)
3 1 lira (Firenze)
3 1 lira (Torino)
3 2 centesimi (Roma)
3 5 lire (Genova)
3 50 centesimi (Firenze)
3 lire (Roma)
3 mezzo scudo (Torino)
3 soldo (Torino)
2 (Torino)
2 1 lira (Roma)
2 10 centesimi (Roma)
2 10 lire (Roma)
2 2 centesimi (Birmingham)
2 2 lire (Firenze)
2 2 lire (Genova)
2 2 lire (Napoli)
2 2 lire (Torino)
2 2,6 soldi (Torino)
2 20 centesimi (Roma)
2 20 lire (Roma)
2 25 centesimi (Torino)
2 3 centesimi (Torino)
2 5 centesimi (Birmingham)
2 5 soldi (Torino)
2 50 centesimi (Torino)
2 bianchetti (Avigliana:Nyon:Susa)
2 denari (Chambery:S. Sinforiano D' Ozon)
2 denari (Susa:Avigliana:S. Maurizio)
2 denari viennesi (Chambery:Pierre Chatel:Pont D'Ain)
2 doppia (Torino)
2 forti
2 forti (Pont D'Ain)
2 forti (S. Maurizio)
2 grossi (Avigliana)
2 grossi (Avigliana:Chambery:Donnaz)
2 grossi (Chambery)
2 mezzi grossi
2 mezzi grossi (Avigliana:Bourg:Nyon)
2 mezzi grossi (Chambery:Nyon)
2 oboli di bianchetto (Chambery:Nyon)
2 quarti di grosso
2 quarti di grosso (Aosta:Bourg:Chambery:Ivrea:Nyon:Pont D'Ain)
2 quarti di grosso (Avigliana:Nyon)
2 quarti di grosso (Bourg:Chambery:Nyon)
2 quarto di scudo (Torino)
2 reale (Cagliari)
2 scudo (Torino)
2 viennesi (Susa)
1 1 besa (Roma)
1 1 centesimo (Birmingham)
1 1 centesimo (Bologna)
1 1 centesimo (Milano)
1 1 centesimo (Torino)
1 1 lira (Bologna)
1 1 lira (Genova)
1 1 lira (Milano)
1 10 centesimi (Birmingham)
1 10 centesimi (Milano)
1 10 lire (Bologna)
1 10 soldi (Torino)
1 15 soldi (Torino)
1 2 bese (Roma)
1 2 denari (Torino)
1 2 lire (Bologna)
1 20 centesimi (Berlino)
1 20 centesimi (Milano)
1 25 centesimi (Roma)
1 4 bese (Roma)
1 40 lire (Torino)
1 5 centesimi (Bologna)
1 5 centesimi (Milano)
1 5 centesimi (Torino)
1 5 lire (Bologna)
1 5 lire (Firenze)
1 5 lire (Milano)
1 50 centesimi (Milano)
1 50 lire (Roma)
1 7,6 soldi (Torino)
1 carlino (Torino)
1 denaro (Chambery:Avigliana:Susa:S. Maurizio)
1 doppio di moneta nera (Chambery:Pierre Chatel:Pont D'Ain)
1 fiorino (Avigliana:Nyon:Susa)
1 fiorino (Firenze)
1 grosso (Pont D'Ain)
1 mezza doppia (Torino)
1 mezza rupia (Roma)
1 mezzo carlino (Torino)
1 mezzo grosso (Avigliana:Nyon:Susa)
1 mezzo reale (Torino)
1 mezzo soldo (Torino)
1 parpagliola (Chambery:Pont D'Ain:St. Genix)
1 quarto di doppia (Torino)
1 quarto di rupia (Roma)
1 reale (Torino)
1 rupia (Roma)
1 ruspone (Firenze)
1 tallero (Roma)
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La collezione Nugent nel Monetiere del Museo Archeologico di Firenze

Il 28 gennaio 1954 moriva a Trieste la Contessina Margherita Nugent; era nata a Firenze nel 1891. La Contessina Margherita era figlia del Conte Laval Nugent e della Baronessa Carolina Steininger e alla morte del padre, nel 1923, era divenuta erede universale di tutti i beni di famiglia. Tre anni prima, in data 19 dicembre 1951, la Contessina, nubile e senza eredi diretti, con un suo testamento olografo, successivamente depositato presso il Notaio Emilio Ritzu di Firenze, disponeva:

“Lascio a scopo di istruzione pubblica e a titolo di legato, al gabinetto Numismatico del Museo Archeologico di Firenze via della Colonna, la mia collezione di monete di Casa Savoia ed i miei libri di numismatica”.

Della collezione di monete non abbiamo altre indicazioni oltre quelle contenute nel documento indirizzato al Soprintendente e firmato, in data 23 marzo 1954 dall’Ispettore Guglielmo Maetzke, che aveva curato una prima ricognizione degli oggetti donati.

“Collezione di monete di casa Savoia: Si tratta di circa 1500 monete (di cui un centinaio in oro) dai Conti fino a Vittorio Emanuele III, con prevalenza dei coni dei secoli XVI e XVII, delle quali non esiste inventario. Dato il particolare carattere della collezione, ad evitare di allungare eccessivamente le operazioni di inventari, poiché l’intera collezione stessa è conservata in uno stipetto a sei cassetti scorrevoli, si è deciso di sigillare lo stipetto, riservandosi di compiere l’inventario descrittivo dei pezzi quando la collezione verrà depositata al Museo Archeologico, analogamente a quanto effettuato per la collezione di porcellane lasciate alle Gallerie degli Uffizi, che sommariamente esaminate e conservate negli armadi sigillati.”

Nel maggio 1954 la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, dopo aver ricevuto la notizia della donazione, comunicava a Firenze l’accettazione del lascito “in deposito provvisorio, in attesa di procedere all’inventario descrittivo ed alla valutazione dei singoli pezzi e volumi, necessari per predisporrei prescritti atti di accettazione definitiva del legato”. Nella documentazione d’archivio non c’è traccia di questa fase e lo stipo-cassettiera era, al momento di iniziare questo riscontro nel 2010, privo di qualunque sigillo. Le monete non risultano mai catalogate né fotografate.

Il gesto della Contessina Margherita assume un valore maggiore se letto in relazione agli avvenimenti della sua vita e al tipo di collezione. Assieme alle monete si sono conservati, seppure in disordine, i cartellini scritti a mano da chi curava la collezione recanti i dati di identificazione e di provenienza delle monete stesse. Si tratta dunque di una collezione già acquisita negli anni in cui la stessa era gestita dal padre Laval ma che fu poi proseguita dalla stessa Margherita, dopo la morte del padre, nel 1923. La stessa concentrazione degli acquisti è la testimonianza migliore dello sviluppo della collezione; buona parte infatti degli acquisti si concentrano nei primi anni del Dieci, e nella seconda metà degli anni Venti, quando il Conte Laval era morto. L’acquisto piú vecchio è del 1907 e risulta proveniente da “Aosta”, i piú recenti sono del maggio 1935.

Sono questi gli anni in cui tra le famiglie nobiliari italiane era ben nota la passione per la numismatica di Re Vittorio Emanuele III, fin da quando, Principe di Napoli era stato a Firenze, a comandare i reparti militari dislocati in quella città. Lo stesso Vittorio Emanuele era venuto piú volte da Principe ed era ritornato da Re a visitare la collezione di monete italiane ancora conservata nel Museo Archeologico.

Nel 1910 il Re iniziava la pubblicazione del Corpus Nummorum Italicorum e la nobiltà italiana non poteva non esserne informata. E’ possibile che il Conte Laval Nugent e la stessa figlia Margherita abbiano partecipato a qualche ricevimento in presenza del Re e, mi piace immaginare, abbiano avuto occasione di scambiare qualche parola sulla comune passione, e quasi come un atto di omaggio nei confronti del “Re Numismatico”, scelgono di collezionare le monete della Dinastia Savoia dai primi Conti allo stesso Re d’Italia Vittorio Emanuele III, attraverso i Duchi e i Re di Sardegna e i primi Re dell’Italia Unita.

La stessa Contessina Margherita non poteva non essere a conoscenza del fatto che il Re, nel momento di partire per l’esilio, nel 1946, aveva voluto lasciare al “popolo italiano” la sua collezione di monete: il gesto del Re potrebbe essere stato volutamente imitato dalla Contessina che ha donato la collezione di monete, ma anche la collezione di ceramiche, alcuni quadri e i cimeli del nonno, a strutture museali pubbliche italiane. Nella lettura del testamento colpisce soprattutto quell’espressione usata dalla Contessina Margherita “a scopo di istruzione pubblica”. La lungimiranza della Contessina vedeva ben al di là del semplice gesto del donare, voleva che la collezione di monete fosse di utilità pubblica, fosse, cioè utilizzata per diffondere nozioni sulla storia d’Italia, di cui i Savoia furono indiscussi protagonisti.

Da segnalare, tra i pezzi piú interessanti, il fiorino di Amedeo VII il Conte Rosso (1383- 1391), una delle prime monete d’oro dei Savoia; il rarissimo ducato d’oro di Carlo I detto il Guerriero (1482-1490), su cui per la prima volta compare il ritratto di un duca sabaudo; lo scudo d’oro e il testone in argento, entrambi della massima rarità, battuti nel 1543 a Nizza, allora possedimento sabaudo durante l’assedio da parte della flotta francese e del suo alleato turco.

Di grande impatto sono due bellissimi pezzi in oro, rispettivamente da 10 e da 4 scudi d’oro datati 1641 e 1642, su cui sono raffigurati affiancati i busti di Carlo Emanuele II bambino e di sua madre, Maria Cristina di Borbone Francia, reggente del ducato sabaudo durante la minore età del figlio. Interessante tra l’altro osservare la diversa tecnica di coniazione utilizzata: mentre il pezzo da 10 scudi è ancora battuto “al martello”, la moneta da 4 scudi è uno dei primi esperimenti di coniazione effettuata con macchinari. Ancora del duca Carlo Emanuele II, ormai adulto, un altro pezzo di estrema rarità, il 10 scudi d’oro 1663, su cui spicca il bellissimo ritratto del duca con una lunga parrucca inanellata secondo la moda dell’epoca, opera dell’incisore Stefano Laurenti.

Di Lorenzo Lavy sono invece i coni del carlino da 5 doppie 1768 di Carlo Emanuele III re di Sardegna, altra gemma della Collezione Nugent.

Oltre alle monete del ramo principale di Casa Savoia, la raccolta comprende anche interessanti coniazioni di alcuni rami collaterali, come i Savoia-Acaia, i conti del Genevese e i Savoia-Vaud: per precisa scelta dei curatori del catalogo, che hanno anche inventariato le monete della Raccolta, queste emissioni dei rami collaterali sono inserite cronologicamente all’interno della collezione e non considerate a parte come spesso invece avviene.

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