Monetiere di Firenze - Museo Archeologico Nazionale
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Il Monetiere, approfondimenti

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Il Medagliere Granducale fu distaccato dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi nel gennaio del 1895 e trasferito nella nuova ed attuale sede del Museo Archeologico del palazzo della Crocetta.

La formazione del Museo Archeologico si colloca, invece, trent'anni prima, nel primo periodo post unitario durante il quale il particolare fervore intellettuale presente a Firenze, divenuta, nel 1865, pur se per un breve periodo, capitale d'Italia, diede vita a alla nascita di numerosi circoli culturali, di riviste scientifiche e letterarie (Nuova Antologia), di giornali (La Nazione), di teatri e biblioteche (la Nazionale Centrale). Con queste iniziative lo Stato Italiano, appena formato e alla ricerca di un proprio tessuto unitario, partecipava all'idea europea che vedeva nella nascita di musei, come istituzioni statali legate alla formazione della nazione moderna, lo strumento per lo sviluppo della cultura nazionale: il passato come esempio su cui modellare il presente, pur non senza intenti più direttamente celebrativi e patriottici.

Il riordinamento dei musei della città di Firenze portò al frazionamento dell'intera collezione delle Gallerie degli Uffizi e alla creazione di nuove strutture museali secondo una precisa divisione specialistica.

Un Regio Museo Etrusco, "utilissimo agli studi e di decoro alla città", fu istituito ufficialmente da Vittorio Emanuele II il 17 marzo 1870 ed inaugurato l'anno successivo nei locali del Cenacolo di Foligno in via Faenza, in cui si trovava, dal 1832, un museo di antichità egizie.

In quella sede un piccolo nucleo di 52 monete etrusche (dal n. 458 al n. 509 del catalogo Migliarini, secondo la verifica fatta dal Milani nel 1879) era stato scelto dal Gamurrini per essere esposto assieme agli altri oggetti. Nella stessa occasione fu esposta anche una selezione di monete etrusche di proprietà del marchese Strozzi, successivamente ritirate, nel 1876, per rivalità ed incomprensioni con i responsabili della struttura museale.

Il trasferimento del Museo Etrusco nella sede del palazzo della Crocetta avvenne nel 1880, sotto il controllo di una Commissione di cui faceva parte anche Luigi Antonio Milani preposto, non senza strascichi polemici, dal Pigorini all'allestimento del nuovo Museo, e di cui, a partire dal 1884, fu nominato Direttore.

Il palazzo della Crocetta era stato edificato da Giulio Parigi negli anni 1619- 1620 come ampliamento di un Casino costruito da Lorenzo il Magnifico e venne adibito a residenza privata per Maria Maddalena (1600-1633), sorella di Cosimo II. La condizione di Maria Maddalena, nata "malcomposta di membra", fu motivo per la realizzazione di un collegamento, tramite un corridoio pensile e due cavalcavia, che le permettessero di partecipare, senza essere vista, alle funzioni religiose nella vicina chiesa della SS. Annunziata e di accedere al prossimo monastero di via Laura.

Divenuto occasionalmente residenza di altre principesse medicee, l'edificio fu, nel 1788 per volere del granduca Leopoldo I d'Asburgo Lorena, aumentato di un piano, e, successivamente, divenuta Firenze capitale d'Italia, fu la sede della Corte dei Conti, prima della definitiva destinazione museale.

Il primo più antico nucleo della collezione numismatica delle Gallerie degli Uffici è già presente nella raccolta di antichità iniziata da Lorenzo il Magnifico. Il grande interesse per gli Etruschi aveva caratterizzato, fin dagli inizi, tutta la dinastia medicea trovando in Cosimo I la sua massima espressione.

Le monete facevano certamente parte dell'immenso patrimonio artistico di famiglia che l'Elettrice Palatina Anna Maria Ludovica donò, alla sua morte, nel 1743, allo Stato di Toscana a condizione che non fosse mai alienato da Firenze e che rimanesse a disposizione dei visitatori di tutti i paesi. Una forte rivalutazione del filone etrusco della collezione è legata soprattutto alla personalità di Luigi Lanzi1, nominato nel 1773 assistente di Giuseppe Pelli, allora responsabile delle Gallerie granducali, con l'incarico di occuparsi sia delle medaglie che delle gemme. Il Pelli2 nel 1787 aveva completato la classificazione delle monete medievali e moderne mentre un decennio prima, nel 1773, lo stesso Eckhel aveva ordinato la collezione numismatica con il nuovo criterio storico geografico, frutto del rinnovamento illuministico del tempo.

Il lavoro del Pelli, raccolto in 19 volumi, riguarda - come lui stesso scrive nella premessa- il "più ricco gabinetto che sia in Italia" in cui "sta riunita la collezione che principiò Cosimo I e proseguì con impegno Francesco suo figlio, quella che in proprio raccolse l'egregio cardinale Leopoldo, e quanto da Cosimo III vi fu aggiunto".

Il fiorire degli scavi nella prima metà dell'Ottocento e l'attivismo del nuovo Antiquario Zannoni contribuirono ad arricchire le collezioni di antichità, in generale, e quella numismatica, in particolare, come l'immissione del nucleo di circa 600 monete provenienti dal ripostiglio di Fiesole, rinvenuto nel 1828. Le monete acquisite furono immesse nella raccolta generale e classificate con criterio esclusivamente tipologico e, dunque, oggi non distinguibili.

Nel 1841 è nominato Direttore delle Collezioni di antichità granducali, Arcangelo Michele Migliarini3 cui dobbiamo la prima e più completa descrizione della raccolta di monete con precisi riferimenti ai manoscritti del Pelli e ai Supplementi contenenti le immissioni successive. Le monete attribuite all'Etruria sono contenute nel volume dedicato ai "Pesi Italici o sia Aes Grave di numerazione separata" e nell'altro che contiene tutte le "monete antiche d'Europa", redatto nel 1847.

Le precise indicazioni del catalogo del Migliarini, complete dei dati del diametro e, spesso, anche del peso delle monete descritte, hanno permesso in molti casi di riconoscere gli esemplari etruschi tra quelli oggi presenti in Museo.

Successivamente alla compilazione dei primi cataloghi da parte del Migliarini, le nuove immissioni fino al 1880 vennero registrate nei Supplementi in cui, per quanto in particolare riguarda le monete etrusche, troviamo traccia dell'ingresso nella raccolta di alcune monete dal ripostiglio di Cecina, del 1858, e del ripostiglio di Volterra, del 1869, oltre che della donazione di alcune monete da parte di G. Francesco Gamurrini tra il 1867 e il 1875.

Un furto subìto nel 1860 dalle collezioni glittiche, di cui era responsabile lo stesso Migliarini, provocò la caduta in disgrazia del Direttore e dello stesso Monetiere. Alla morte del Migliarini, avvenuta nel 1867, fu nominato Conservatore delle Antichità delle Gallerie e responsabile della collezione numismatica il Gamurrini4, già membro della Commissione per le antichità, cui si deve l'iniziativa del distacco del primo nucleo di monete etrusche dalla Raccolta granducale al Regio Museo Etrusco di via Faenza. L'incarico di una verifica delle condizioni della raccolta numismatica, dopo una inchiesta governativa durata dal 1874 al 1877, fu avviata subito dopo ed affidata a Luigi Pigorini, numismatico, che si avvalse dell'aiuto di Luigi Antonio Milani, già allievo dell'Istituto di Studi Superiori, distintosi per aver classificato in un paio di anni il ripostiglio di monete imperiali, composto da circa 50.000 esemplari, rinvenuto nel 1876 in località La Venèra , nel veronese.

La nomina a Direttore del Museo fu attribuita al Milani5 nel 1874 e coincise con un periodo di grande attività proprio per la vastità dei suoi interessi scientifici rivolti soprattutto alla numismatica e al Monetiere del Museo.

Durante la sua gestione si susseguono una serie di importanti immissioni di monete tra cui: l'acquisto della collezione Mazzolini, nel 1890, composta quasi esclusivamente da materiali provenienti dal territorio di Populonia e per questo motivo subito destinata alla sala populoniese del Museo Topografico; l'acquisto e, in parte, la donazione della collezione Falchi, anche in questo caso con provenienza quasi esclusiva dal territorio vetuloniese, cui si devono aggiungere le monete rinvenute, a partire dal 1887, negli scavi condotti dallo stesso Falchi a Vetulonia e che andranno ad arricchire le vetrine della sala relativa del Museo Topografico; l'acquisto di grande interesse di parte della collezione Strozzi, nel 1907 e di parte della collezione Martinetti Nervegna, nel 1908, entrambe contese con i Medaglieri di altri Musei tra cui quello del Museo Nazionale Romano, diretto dalla Cesano; l'acquisto della collezione Ferretti di Cortona, nel 1911. Dall'antiquario Pacini furono, inoltre, acquistati i pezzi di aes rude facenti parte del ripostiglio de La Bruna presso Spoleto, scoperto nel 1890, mentre nel 1912 si procedette all'acquisto e all'immissione di parte di monete del ripostiglio di aurei rinvenuto in Maremma e segnalato dall'antiquario Mannelli di Campiglia.

Dagli scavi condotti sul colle di Talamonaccio, tra il 1888 e il 1892, per la costruzione di un forte militare, provengono alcune centinaia di monete probabilmente residuo di una stipe votiva rinvenuta nel perimetro di un santuario al cui tempio appartengono le famose terracotte architettoniche relative al frontone con le figurazioni del mito tebano.

Nel corso delle successive Direzioni, pur non perpetuandosi l'uso di acquisire nuovi nuclei di monete dalle vendite all'asta, la collezione numismatica è andata arricchendosi di interessanti gruzzoli rinvenuti da diverse località del territorio di competenza della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

Va citato innanzitutto il ripostiglio di monete etrusche rinvenuto nel 1939 in località Porcareccia a Populonia mentre tra i ripostigli di monete di età romana repubblicana ed imperiale vale la pena di ricordare i nuclei provenienti da Cosa, Pisa, Fornacette, Gavorrano, Spoiano, Cupi di Montiano e Ciggiano. Tra i ripostigli di età medievale si citano quelli recuperati a Scarlino, Pisa, Montespertoli ed Alberese6.

Un cospicuo gruppo di monete è quello recuperato negli scavi del sito di Roselle7 la cui esplorazione iniziata nel 1958 ha contribuito non poco alla conoscenza di quel territorio.

L'alluvione subìta dalla città di Firenze nel novembre 1966 ha segnato una pesante battuta d'arresto nello sviluppo del Museo Archeologico8 ed ha comportato per decenni l'impiego di enormi sforzi sia finanziari che in termini di risorse umane per recuperare, riordinare e restaurare la massa di materiali alluvionati tra cui i nuclei delle monete esposte nelle sale di Vetulonia e di Populonia del Museo Topografico9.

Fiorenzo Catalli

Note

  1. Caputo G., Luigi Lanzi antiquario della Galleria fiorentina, in Studi Etruschi, XXIX (serie II), 1961, pp. XXXIX- XLV.
  2. Fileti Mazza M.- Tomasello B., Galleria degli Uffizi 1775- 1792. Un laboratorio culturale per Giuseppe Pelli Bencivenni, Modena 2003.
  3. Nieri N., Arcangelo Michele Migliarini (1779-1865) etruscologo ed egittologo, in Reale Accademia Nazionale dei Lincei, ser. VI, vol. III, fasc. VI, Roma 1931, pp 408-410.
  4. In memoria di Gian Francesco Gamurrini nel primo anniversario della sua morte, in Atti e Memorie della R. Accademia Petrarca di Scienze, Lettere ed Arti in Arezzo, n.s. III, 1924, pp. 44 ss.
  5. Tondo L., Il Milani numismatico: studi e metodo, in Studi e Materiali, n.s V, 1982, pp. 72- 77.
  6. Solo di una minima parte di questi ripostigli esiste una edizione sufficientemente esaustiva dei materiali. Tutti insieme fanno ora parte di un progetto di edizione scientifica a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana in fase di attuazione.
  7. Le monete rinvenute nella campagne di scavo dal 1959 al 1967 sono state edite in AIIN 23-24, 1976-77, pp. 121-150.
  8. Per una storia dal Regio Museo Etrusco al Museo Archeologico Nazionale si vedano soprattutto: Rastrelli A., Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze tra passato, presente e futuro in Archeologia del Museo, in I caratteri originali del museo e la sua documentazione storica fra conservazione e comunicazione, pp. 78-95; Romualdi A., Il Museo archeologico nazionale di Firenze, in Gli Etruschi, Catalogo della Mostra , Venezia 2000 , pp. 515-521.
  9. Le monete della collezione Mazzolini nella sala di Populonia sono state revisionate ed edite in AIIN 21-22, 1974-1975, pp. 181-198; le monete degli scavi di Vetulonia in AIIN 27-28, 1980-1981, pp. 189-222.
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